Industria 4.0 nel Sud Italia? Gli ingegneri sono pronti

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Giovanni Manco, ingegnere esperto in Digital Business Trasformation, ci racconta le sfide delle Pmi meridionali di fronte alla quarta rivoluzione industriale

 

L'innovazione tecnologica del mondo manifatturiero, ormai nota con il temine di Industry 4.0, rappresenta un'opportunità, ma anche un'esigenza per le aziende che vogliono essere competitive sui mercati internazionali.

Un cambio di paradigma produttivo e organizzativo che coinvolge tutte le aziende italiane e che, nel Meridione, sta assumendo un aspetto particolare. Per questa ragione ne abbiamo parlato con Giovanni Manco, ingegnere esperto in Digital Business Trasformation.

 

Cos'è, secondo lei, l'Industry 4.0?

La quarta rivoluzione industriale è basata su un insieme di tecnologie abilitanti, tra cui quelle dell’ICT. In particolare non si tratta di creare nuovi oggetti, ma di adottare un nuovo approccio, attraverso il quale le imprese digitalizzano i propri processi e i prodotti/servizi, rendendoli intelligenti e interconnessi ai sistemi aziendali di produzione e gestione. Allo stesso tempo, però, una componente di intelligenza viene introdotta anche all'interni dei beni e dei servizi erogati.

 

Questo nuovo modo di operare è un obbligo o un'opportunità?

Il passaggio al paradigma Industria 4.0 è oggi da considerarsi un fatto dal quale è impossibile prescindere, sia pur gradualmente, per tutte le imprese. Questo perché i vantaggi sono molti e riguardano anche l’utente e il cliente. In particolare evidenzierei i seguenti: maggiore flessibilità e mass customisation, tempi ridotti per passare dal prototipo al prodotto, maggiore produttività e qualità, maggiore competitività del prodotto grazie anche alla possibilità di arricchire e personalizzare le funzioni del prodotto. Direi che la caratteristica di personalizzare i prodotti e di fornire nuovi servizi post vendita è quella che deve essere maggiormente sfruttata dalle imprese campane, che sono tipicamente delle PMI che operano in settori di nicchia di alta qualità. Il tutto senza trascurare il fatto che questo nuovo scenario industriale agevola, e in un certo senso impone, la creazione di veri ecosistemi industriali con accesso al mercato globale.

 

Lei ha accennato all'Ict, ma quali sono le cosiddette tecnologie abilitanti?

L’elenco delle tecnologie abilitanti è stato presentato anche a livello ministeriale in occasione del lancio per Piano Industria 4.0 e, in rapida sintesi sono: la robotica, la manifattura additiva (stampanti 3D), l’IoT (Internet of Things), i Big Data&Analitycs, il Cloud Computing, la Realtà aumentata, la Simulazione, l’Intelligenza Artificiale e la Cybersecurity.

 

Ma le aziende italiane e più in generale quelle campane, che lei conosce bene, sono pronte a sfruttare queste tecnologie?

Lo scenario Industria 4.0 apre le porte al futuro è per questo non può che essere benvenuto. Ma come sempre accade con le rivoluzioni industriali, e quindi sociali ed economiche, il tutto deve essere ben compreso e gestito. Bisogna capire e vincere le sfide poste all’imprenditore e alla società, in modo da cogliere possibilmente tutte e sole le implicazioni socioeconomiche positive. In questo senso penso che le vere sfide siano quella della cultura dell’innovazione, la creazione delle nuove figure professionali e della formazione permanente, e non ultima quella della responsabilità sociale delle imprese.

In Campania, nello specifico, abbiamo la Legge Regionale 22/2016: Legge annuale di semplificazione 2016- Manifattura@ Campania: Industria 4.0. (Tit. III), oltre poi alle altre misure della strategia RIS3.

In generale l’auspicio è che sia a livello nazionale che regionale, le politiche e le misure di supporto allo sviluppo di Industria 4.0 siano di medio e lungo periodo, perché siamo in presenza di un processo di trasformazione lungo e complesso.

 

Lo scorso aprile, in occasione di un incontro con alcune Pmi campane, lei ha stimolato le aziende a investire in Industry 4.0. Perché ha rivolto un simile invito anche ad aziende non manifatturiere?

Come ho detto in quell'occasione, le aziende del Sud Italia non possono non cogliere le opportunità di Industria 4.0. Per far questo è necessario, in primis, comprendere pienamente la natura e le sfide del nuovo scenario industriale e avviare, con il necessario supporto consulenziale, il proprio processo di trasformazione sfruttando le misure del piano Calenda e quelle della Regione Campania. Anche le aziende che offrono servizi di progettazione, formazione… possono cogliere le opportunità offerte dal sistema legislativo. Anche se in questo caso l’approccio Industria 4.0 è da perseguire per meglio inserirsi nell’evoluzione dell’ecosistema dei loro clienti. Si deve sempre tener conto che Industria 4.0, pur dando risalto all’aspetto manifatturiero, in realtà è qualcosa che si inserisce nella più ampia rivoluzione della Digital Business Trasformation e, per questo, si stanno aprendo scenari sempre nuovi.

 

In questi scenari, quale ruolo avranno gli ingegneri?

Un ruolo fondamentale, perché in una società dominata dalla tecnologica devono essere valorizzate le competenze di chi sa davvero gestire la tecnologia. Anche per questa ragione sono tra i promotori di una compagine di ingegneri candidati ad entrare nel nuovo Consiglio dell'Ordine di Napoli. Lo stesso nome della compagine “Ingegneri 4.0” è emblematico del fatto che noi crediamo nella necessità di un forte rinnovamento, che favorisca anche l’azione dell’Ordine degli Ingegneri. I nostri iscritti, infatti, hanno l'opportunità, oltre che l'obbligo di aggiornarsi continuamente. Per questa ragione, oltre a un'attenzione ai costi, ci siamo posti l'obiettivo di offrire una “formazione continua” adeguata. Questo perché proprio la conoscenza delle più moderne tecnologie permette agli ingegneri di aiutare le aziende a crescere e ad affrontare le nuove sfide. Sfide che, come Ordine, siamo pronti a raccogliere, valorizzando al meglio le competenze dei nostri iscritti