“Piano Industria 4.0”: poche certezze dai ministri

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Malgrado la presenza di quattro ministri, è stato lanciato solo il nome “Piano Impresa 4.0”: poche certezze dai ministri e ancora nessuna conferma formale relativamente al rinnovo dell’iperammortamento

Sono stati delusi tutti coloro che si attendevano indicazioni certe sul futuro del Piano Industria 4.0. Vista la presenta contemporanea dei ministri Carlo Calenda, Valeria Fedeli, Pier Carlo Padoan e Giuliano Poletti era infatti lecito attendersi indicazioni concrete sul futuro del Piano per la digitalizzazione dei processi produttivi italiani.

Al contrario, il Convegno “Piano nazionale Impresa 4.0” è servito solo ad annunciare il cambiamento del nome del progetto, mentre i rappresentanti del Governo si sono limitati alla presentazione dei risultati del 2017, peraltro parziali. Mentre le annunciate linee guida 2018 non sono state illustrate concretamente. Anche se, secondo lo stesso Calenda, “La strategia cambia nome rispetto a poco tempo fa perché si vuole non solo un’estensione più ampia ma anche dare conto degli elementi più importanti” delle misure

 

 

Cresce il credito di imposta

Oltre ad ammettere il parziale fallimento dei progetti legati ai Competence Center, un ritardo che i ministeri stanno comunque cercando colmare, una novità riguarderà gli investimenti delle aziende in formazione. Nel 2018 le imprese che effettueranno una spesa incrementale in formazione potranno infatti godere del cosiddetto “credito di imposta su formazione 4.0”. E' però stato chiarito che il credito di imposta sarà applicato "solo alle spese relative ai costi del personale che ha sostenuto corsi di formazione con focus su almeno una tecnologia Industria 4.0 e pattuiti attraverso accordi sindacali sulle seguenti tematiche: vendita e marketing; informatica; tecniche e tecnologie di produzione”.

 

Rinnovo, con poche certezze

L'attesa principale, per i responsabili aziendali, era legata all'auspicata proroga degli incentivi legati all'iperammortamento. Però, in assenza di dati certi, il ministro Calenda si è limitato a ribadire i positivi risultati dei principali indicatori manifatturieri. Mentre, per quanto riguarda il 2018, ha sottolineato che verranno "rifinanziate le principali misure previste nel primo anno, rivedendo le aliquote e i perimetri degli incentivi, compatibilmente con le risorse di finanza pubblica disponibili".

Una frase che lascia spazio a quanti sperano di poter sfruttare, anche il prossimo anno, gli incentivi fiscali per un'autentica digitalizzazione dei processi industriali. Ma che, al tempo stesso, continua a suscitare una serie di incertezze per quanto riguarda i tempi ed i modi di un'ormai probabile proroga.

Proprio nell'ottica di un ampliando del "raggio di azione", il Piano Industria 4.0 si trasforma in "Piano Impresa 4.0". Questo significa che, da "manifattura e servizi si apre un capitolo dove saranno protagonisti le competenze e il lavoro" ha affermato Calenda.

Dall'analisi del documento, diffuso durante la presentazione dei dati, si evince che i risultati del primo anno del Piano, avviato a settembre 2016,  hanno "dimostrato di essere efficaci nel sostenere le imprese che investono in innovazione e avanzamento tecnologico". Una frase scontata, ma ovviamente non supportata da numeri che, concretamente, permettano di capire se e come gli incentivi fiscali siano sostenibili anche nel prossimo futuro.

 

L'intervista al Corriere

In un'intervista pubblicata sul Corriere della Sera, lo stesso Calenda, rispondendo a una domanda sul Piano Industria 4.0 ha ribadito che ha funzionato "tutta la parte che stimolava la ripresa degli investimenti e degli ordinativi ha dato risultati in linea con le previsioni, che erano molto ambiziose. Soprattutto sugli ordinativi, nei settori interessati dal provvedimento, siamo a una crescita del 9%, e in accelerazione. Sulle macchine utensili andiamo meglio della Germania. Vanno bene anche le misure per favorire la ricerca e l’innovazione. La componente fiscale del piano, insomma, ha funzionato. Non siamo andati bene, invece, sul fronte delle misure per il venture capital e le start-up: qui abbiamo una crescita solo del 2% e dovremo rivedere il set delle misure. Poi siamo in ritardo sulla costituzione dei Centri di competenza".

Meno precisa, invece, la sua risposta sui contenuti della proroga relativa agli incentivi: "Quelli fiscali saranno confermati: iper e super ammortamento, il credito di imposta e il fondo di garanzia continueranno a esserci, anche se, come dicevo, in funzione delle risorse dovremo riconsiderare gli ambiti di applicazione e la misura degli incentivi. Ma nel 2018 sposteremo il focus anche sulla scuola, gli istituti tecnici professionali, l’università. E sulla formazione, dove abbiamo perso terreno. La sfida cruciale è passare da Industria 4.0 a un Ecosistema 4.0 con al centro lavoro e competenze".

 

Tanti i dati positivi

A sostegno della bontà delle proprie scelte, i ministri hanno presentato una serie di dati positivi. Numeri sostanzialmente buoni, anche se è difficili capire con precisione quali siano effettivi e quali indotti dalla ripresa in atto a livello europeo:

  • Incremento ordinativi mercato interno beni strumentali con picchi del +11,6% per macchinari e altri apparecchi. Aspettative su ordinativi ai massimi livelli dal 2010

     

  • Dati positivi sia su numero di imprese che aumenteranno spesa in Ricerca&Sviluppo sia su percentuale di crescita della spesa (da indagine campionaria +10%/+15%)

     

  • Stanziati interventi pubblici pari a 3,5 Mld € per infrastrutture e per incentivi alla domanda di famiglie e imprese al fine di raggiungere gli obiettivi di copertura al 2020

  • Fondo di Garanzia: +10,7 % importo garantito nei primi 8 mesi 2017

  • Contratti di Sviluppo: concesse agevolazioni per ~1,9 Mld € e creati/salvaguardati più di 53.000 posti di lavoro

 

Due, invece, gli aspetti negativi:

* Crescita contenuta investimenti early stage nel primo semestre (+2%), definite azioni correttive

* Ritardi nella costituzione dei Competence Center: attesa apertura bando entro fine 2017