Mancano le competenze per fare la rivoluzione

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Il rapporto I-Com evidenzia una grave carenza dell’Italia nell’attuazione della quarta rivoluzione industriale: mancano le competenze






L’Italia è ancora lontana dal poter attuare la quarta rivoluzione industriale. É questo il dato più importante che emerge dal rapporto dell’Istituto per la Competitività I-Com: “La rivoluzione dell’Internet delle cose e del 5G: industria 4.0, efficienza energetica e ehealth”. Il nostro Paese, infatti, si colloca solo al 20° posto della classifica europea, soprattutto a causa delle competenze digitali ancora limitate, che frenano il cambiamento.

Lo studio si pone l’obiettivo di descrivere le opportunità, a livello nazionale ed europeo, legate alla diffusione dell’Internet of Things (IoT) nei settori manifatturiero, energetico e nel campo della salute e i benefici dovuti all’implementazione del 5G.

In particolare, il think tank europeo, con sede a Roma e a Bruxelles, ha elaborato un indice sul grado di preparazione degli Stati membri all’industria 4.0, tenendo conto di diverse variabili inerenti all’adozione delle tecnologie abilitanti, alle infrastrutture di Tlc e alle competenze digitali.

L’Italia in coda

Dai dati di I-Com emerge che i Paesi del Nord Europa, ovvero Svezia, Danimarca, Germania, Belgio, Finlandia e Paesi Bassi, si classificano ai primi sei posti della graduatoria Ue, presentando condizioni adeguate per poter scommettere sulla quarta rivoluzione industriale.

“L’Italia, invece, si trova in 20° posizione, a causa soprattutto della scarsa connettività e delle competenze digitali di gran lunga inferiori rispetto alla media europea”, ha dichiarato Stefano da Empoli, presidente di I-Com. “Nonostante le nostre industrie mostrino una maturità per certi versi sorprendente nell’uso di alcune tecnologie abilitanti, come ad esempio i servizi di cloud, è evidente che se non si lavora sugli altri fronti le opportunità offerte dalla digitalizzazione della manifattura non potranno essere davvero colte. Ma se sul rapido sviluppo di infrastrutture di banda ultra larga siamo discretamente ottimisti, il vero elemento di preoccupazione sono le competenze digitali sulle quali senza uno shock positivo rischiamo di vanificare gli sforzi dell’intero sistema. Ci auguriamo che il Piano Nazionale Industria 4.0, che giudichiamo positivamente, possa determinare quel cambio di passo di cui abbiamo bisogno”.

Secondo l’analisi dell’Istituto per la Competitività, l’economia digitale contribuisce per l’8% al prodotto interno lordo delle economie del G-20. Tra i Paesi europei, solo l’Irlanda è in linea con questo tasso, tanto che l’economia digitale contribuisce per l’8,1% al Pil dell’isola. L’Italia si colloca al 24° posto, con un peso pari al 3,6%. Fanno peggio di noi solo Portogallo, Grecia, Lituania e Austria.