Industria 4.0: i primi dati fiscali sull’iperammortamento

Sulla base dei dati forniti dal MEF, Confindustria traccia una prima analisi sull’impiego dell’iperammortamento, con alcune conferme e tante sorprese

L’iper-ammortamento è stata la principale misura con cui il Governo, all’interno del Piano Nazionale Industria 4.0, ha sostenuto per tutto il 2017 la domanda di investimenti in beni strumentali alla trasformazione digitale delle imprese italiane. E proprio sugli effetti di questa agevolazione si è concentrata l’attenzione del Centro Studi di Confindustria, che ha lavorato sui dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2018.

 

Quante agevolazioni nel 2017?

Secondo la relazione tecnica di accompagnamento alla Legge di bilancio 2017, questa misura fiscale avrebbe dovuto riguardare una quota superiore al 10 per cento del totale degli acquisti di beni strumentali: la stima ex-ante è pari a 12 miliardi di investimenti complessivi, di cui 10 miliardi relativi ai beni strumentali materiali.

Sulla base delle dichiarazione dei redditi delle società di capitali italiane per l’anno d’imposta 2017, la stima ex-post preliminare dell’ammontare degli investimenti effettivamente realizzati risulta pari a 5 miliardi per i beni d’investimento materiali e 3,3 miliardi per i beni d’investimento immateriali. Hanno contribuito a determinare questi valori circa 8mila imprese per la componente iper-ammortamento sui beni materiali e circa 18mila imprese per la componente iper-ammortamento sui beni immateriali. A questi valori devono essere sommati gli investimenti effettuati nel 2017 da circa 7mila tra ditte individuali e società di persone. Sulla base delle informazioni al momento disponibili, si stimano per queste tipologie di imprese 450 milioni di investimenti in beni materiali agevolabili.

 

Ma i dati sono sottostimati

“I valori stimati considerando le informazioni provenienti dalle dichiarazioni dei redditi per l’anno d’imposta 2017 – e in particolare quelli relativi ai beni strumentali materiali – devono tuttavia essere considerati a tutti gli effetti una sottostima, anche significativa, del dato reale sugli investimenti in tecnologie digitali. La ragione principale è che una quota rilevante di imprese non è riuscita a ricevere e a interconnettere i beni strumentali ordinati nel corso del 2017 entro il 31 dicembre di quello stesso anno, ed è quindi stata costretta a posticipare alla successiva dichiarazione dei redditi l’inclusione dei relativi costi deducibili.

Sulla base delle informazioni fornite da UCIMU relativamente ai tempi medi di consegna, che per l’anno 2017 sono stati pari a 6,6 mesi, si può desumere che gli ordini successivi al mese di giugno non siano stati evasi entro l’anno. Questi ordini, sempre sulla base delle informazioni fornite da UCIMU, corrispondono al 46% del totale degli ordini del 2017. Integrando le informazioni relative alle dichiarazione dei redditi delle imprese italiane per l’anno d’imposta 2017 con quelle relative agli ordini non evasi nel corso dell’anno, si può quindi ricavare una stima complessiva dell’ammontare degli investimenti in beni strumentali materiali agevolabili pari a 10 miliardi di euro, in linea con quella del Governo.

Dal confronto tra la numerosità delle richieste di agevolazioni fiscali relative ai beni strumentali materiali e quelle relative ai beni strumentali immateriali si evince chiaramente come non ci sia coincidenza tra le popolazioni di imprese che hanno utilizzato le due diverse misure di iperammortamento. Sono all’incirca mille le imprese che hanno fruito contemporaneamente delle due forme di agevolazione, corrispondenti al 13% di quelle che hanno investito in beni strumentali materiali e al 6% di quelle che hanno invece investito in beni strumentali immateriali, a cui corrisponde il 12% dell’ammontare complessivamente investito in software 4.0.

Le informazioni al momento disponibili non consentono una piena comprensione di questo fenomeno, che andrebbe approfondito anche in termini di un’analisi interpretativa della norma fiscale. Questo perché, presa alla lettera, la Legge di bilancio sembra aver legato esplicitamente il diritto all’iper-ammortamento sui beni strumentali immateriali all’utilizzo dell’iperammortamento sui beni strumentali materiali nello stesso anno”.

 

In 4mila hanno scelto l’iperammortamento

Sulla scorta di tali premesse, i responsabili del Centro Studi si Confindustria hanno preferito focalizzarsi al sottoinsieme di imprese (e in particolare delle società di capitali) che hanno fruito dell’iperammortamento a fronte di investimenti in beni strumentali materiali.

Ne consegue che “la misura è stata utilizzata prevalentemente dall’industria manifatturiera, che costituisce il comparto più rappresentato sia per numero di imprese coinvolte sia per quota degli investimenti attivati. In particolare, sono state oltre 4mila e 400 le imprese manifatturiere che hanno fruito dell’iper-ammortamento sull’acquisto di beni strumentali materiali su un totale di circa 8mila richieste, per un ammontare investito stimato di oltre 4 miliardi e 250 milioni di euro, che corrispondono all’86% circa del totale.

Molto distanziato al secondo posto della classifica dei settori più coinvolti dalla misura fiscale è il commercio (all’ingrosso, al dettaglio e riparazione veicoli), le cui imprese si stima abbiano fruito delle agevolazioni per un ammontare pari al 5% del totale degli investimenti in beni strumentali materiali. Scomponendo il dato aggregato del manifatturiero a livello settoriale emerge che l’industria dei prodotti in metallo è la principale fonte di investimento in tecnologie 4.0 incorporate nei beni strumentali materiali: 26%  la quota sul totale manifatturiero degli investimenti iperammortizzati.

Diverso il quadro che emerge considerando l’investimento medio per impresa. Partendo dall’analisi dei dati relativi agli investimenti in beni materiali, spicca innanzitutto il dato particolarmente elevato relativo al settore coke e raffinazione petrolifera, con un valore medio pari a 25 milioni di euro, contro un valore corrispondente per tutta la manifattura pari a 0,9 milioni. Molto superiore al dato aggregato anche il valore medio relativo alle produzioni chimiche (3,4 milioni), cartarie (2,0), delle bevande (1,7), delle lavorazioni dei minerali non metalliferi (1,9), della metallurgia (1,7) e dell’ automotive (1,6).

Di contro, le produzioni di prodotti in metallo (0,9) e la meccanica strumentale (0,7 milioni) si collocano in fondo a questa classifica, che è chiusa dall’abbigliamento e dalle riparazioni e installazioni di macchinari e attrezzature industriali (0,3 milioni per entrambi). L’investimento medio per impresa riferito all’intera industria manifatturiera è di poco inferiore al milione di euro. La classifica relativa agli investimenti medi per impresa è fortemente influenzata dalla diversa intensità d’uso del capitale associata ai vari comparti del manifatturiero, che a sua volta riflette l’eterogeneità nelle tecnologie di produzioni utilizzate. In altre parole, non tutti i settori manifatturieri impiegano con la stessa intensità i macchinari, le apparecchiature industriali e i software all’interno dei propri processi produttivi, e questo si riflette anche nel diverso utilizzo di tecnologie digitali”.

 

Lo studio integrale è disponibile al seguente link.