Come ampiamente previsto, sono trascorsi 30 giorni dall’emanazione della Finanziaria 2026 senza che Ministero e Governo varassero il Decreto Attuativo della nuova Transizione 5.0, che prevede un iperammortamento sui beni che rispettano i requisiti del “vecchio” Piano Industria 4.0 (scritto nel “lontano” 2016). I beni agevolabili, sia hardware che software, sono però inseriti in “nuovi” elenchi, in cui i beni materiali fanno ancora riferimento al “vecchio” allegato A, mentre i beni immateriali sono stati significativamente ampliati, dopo che erano stati esclusi nel 2025. Rimarrà invece operativa la piattaforma del GSE, che anche in questi giorni presenta bachi (si blocca in fase di conferma degli anticipi del 20% di Transizione 5.0) e non è stata aggiornata a seguito del Decreto dello scorso 29 gennaio, impedendo la chiusura degli investimenti 2025…
La confusione, quindi, rimane e, ancora una volta, numerosi investimenti rimangono in sospeso, anche a fronte di imprenditori spaventati dall’incertezza.
Nuova Transizione 5.0, senza vincoli Made in EU
In questo scenario di indeterminazione, l’ultima novità annunciata nel corso di Telefisco sembra essere l’eliminazione delle restrizioni geografiche previste dalla Finanziaria per i beni agevolabili da Transizione 5.0. Così, anziché pubblicare un decreto chiaro e definitivo, Maurizio Leo, viceministro dell’Economia e delle Finanze, ha affermato che si sta lavorando per eliminare il vincolo «Made in EU», per beni materiali e immateriali. Una scelta che, quindi, non favorirebbe più le aziende europee e che cambierebbe quanto scritto in una Legge varata poco più di un mese fa.
Ancora una volta, come nel nostro stile e sulla scorta dell’esperienza maturata sul campo, preferiamo evitare le interpretazioni fantasiose che vengono diffuse sui social dai soliti “ben informati” che, da settimane, spacciano per veri decreti mai pubblicati.
Stante la difficile situazione, quindi, consigliamo alle aziende di intraprendere gli investimenti con estrema cautela e di effettuare le proprie scelte solo sulla base delle norme già varate. Poiché, negli ultimi mesi, le interpretazioni spacciate per vere sui social (dove oggi giorno le “star 4.0” si inventano interpretazioni normative) e gli annunci (poi smentiti) dei vertici istituzionali hanno contribuito ad aumentare il caos.
Allo stesso modo, sarebbe utile un’azione concreta delle associazioni di categoria…
