Nel consiglio dei Ministri di oggi (27 marzo), in base a quanto promesso dal Ministro Urso, si sarebbe dovuto approvare il decreto Legge che regolamenta il nuovo iperammortamento 2025. E’ stato invece varato uno schema di Decreto Legge, dal titolo “Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica”, che riconosce solo il 35% del credito d’imposta richiesto dalle aziende che avevano presentato le domande di accesso ai benefici fiscali previsti dal piano Transizione 5.0.
Il drastico taglio imposto dal Governo (non casualmente comunicato dopo il voto del Referendum), probabilmente, metterà in crisi numerose aziende.
Nel documento si legge: “Ai sensi dell’articolo 1, comma 770, secondo periodo, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, alle imprese che hanno presentato le comunicazioni di cui all’articolo 38, comma 10, primo periodo, del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, e i cui investimenti siano risultati tecnicamente rispondenti ai requisiti di ammissibilità previsti dal decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy 24 luglio 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 agosto 2024, n. 183, spetta, nell’anno 2026, un contributo, sotto forma di credito d’imposta, nel limite di spesa di 537 milioni di euro per l’anno 2026, pari al 35 per cento dell’ammontare del credito d’imposta richiesto con le predette comunicazioni con riferimento agli investimenti relativi agli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, aumentato delle spese sostenute per adempiere agli obblighi di certificazione”.
Resta inoltre il dubbio sui tempi entro cui i crediti d’imposta verranno riconosciuti alle aziende. Nel documento si legge infatti che “Entro il 30 aprile 2026, il GSE comunica ai soggetti interessati il credito d’imposta utilizzabile dandone preventiva comunicazione all’Agenzia delle entrate”. Ma, come accaduto negli ultimi tempi, alcune aziende hanno dovuto attendere mesi prima che crediti riconosciuti fossero resi disponibili nel cassetto fiscale.
Eliminato il vincolo “Made in UE”
Relativamente alla nuova Transizione 5.0, per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio del 2026, viene invece cambiata la Legge Fiscale in vigore, ammettendo all’agevolazione anche i beni non prodotti in EU. Nel Decreto si legge infatti: le parole «in beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo,» sono soppresse.
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