Nel consiglio dei Ministri del 27 marzo, in base a quanto promesso dal Ministro Urso, si sarebbe dovuto approvare il decreto Legge che regolamenta il nuovo iperammortamento 2026. E’ stato invece varato un Decreto Legge – Pubblicato in Gazzetta Ufficiale (DECRETO-LEGGE 27 marzo 2026, n. 38), dal titolo “Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica”, che riconosce solo il 35% del credito d’imposta richiesto dalle aziende che avevano presentato le domande di accesso ai benefici fiscali previsti dal piano Transizione 5.0.
Il drastico taglio imposto dal Governo (non casualmente comunicato dopo il voto del Referendum), probabilmente, metterà in crisi numerose aziende.
Nel documento si legge: “Ai sensi dell’articolo 1, comma 770, secondo periodo, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, alle imprese che hanno presentato le comunicazioni di cui all’articolo 38, comma 10, primo periodo, del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56, e i cui investimenti siano risultati tecnicamente rispondenti ai requisiti di ammissibilità previsti dal decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy 24 luglio 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 agosto 2024, n. 183, spetta, nell’anno 2026, un contributo, sotto forma di credito d’imposta, nel limite di spesa di 537 milioni di euro per l’anno 2026, pari al 35 per cento dell’ammontare del credito d’imposta richiesto con le predette comunicazioni con riferimento agli investimenti relativi agli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, aumentato delle spese sostenute per adempiere agli obblighi di certificazione”. Un’indicazione che, tra l’altro, esclude dall’incentivo i costi sostenuti per gli impianti fotovoltaici, dopo che il Governo ha indotto le aziende ad investire sui molto più costosi moduli europei (con le promessa di un elevato Credito d’Imposta).
Resta inoltre il dubbio sui tempi entro cui i crediti d’imposta verranno riconosciuti alle aziende. Nel documento si legge infatti che “Entro il 30 aprile 2026, il GSE comunica ai soggetti interessati il credito d’imposta utilizzabile dandone preventiva comunicazione all’Agenzia delle entrate”. Ma, come accaduto negli ultimi tempi, alcune aziende hanno dovuto attendere mesi prima che i crediti riconosciuti fossero resi disponibili nel cassetto fiscale.
Il Credito riconosciuto, per quanto irrisorio rispetto a quanto avrebbe dovuto essere garantito alla aziende, sarà “utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, presentando il modello F24 entro il 31 dicembre 2026, decorsi cinque giorni dalla comunicazione del credito utilizzabile ai soggetti interessati”. E questa potrebbe essere l’unica nota positiva (seppur marginale): ovvero la possibilità di utilizzare subito il credito riconosciuto (sempre che future circolari non intervengano con ulteriori limitazioni).
Eliminato il vincolo “Made in UE”
Relativamente alla nuova Transizione 5.0, per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio del 2026, viene invece cambiata la Legge Fiscale in vigore, ammettendo all’agevolazione anche i beni non prodotti in EU. Nel Decreto si legge infatti: le parole «in beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo,» sono soppresse.
Il Governo crea ulteriore confusione
A conferma del caos creato, il comunicato stampa diffuso da Governo appare ulteriormente contraddittorio. Nel documento si afferma che “il decreto introduce una misura di sostegno rivolta alle imprese che prevede un contributo, sotto forma di credito d’imposta pari al 35% dell’importo richiesto, destinato alle aziende che hanno presentato comunicazioni per investimenti“. Questo significa, all’atto pratico, che nella migliore delle ipotesi alle aziende viene riconosciuto un credito del 15,75% dell’investimento effettuato.
Ma subito dopo si legge: “In merito a tale misura, il Governo ha intenzione di avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate. L’obiettivo è quello di valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive che si rendano disponibili, anche alla stregua delle osservazioni che saranno ricevute sull’ordine di priorità per il loro utilizzo”. Osservazioni e critiche pesanti che si sono susseguite nel weekend. Al punte che Confindustria ha evidenziato come che il Decreto “introduce elementi di forte criticità anche sul piano giuridico. Una simile decisione – che ricordiamo ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento – penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso”.
A valle di questo, nel pomeriggio di domenica, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con il Ministero per gli Affari europei Pnrr e Politiche di coesione, ha convocato per mercoledì 1 aprile, alle ore 11.00 un tavolo di confronto con le associazioni nazionali d’impresa sul credito d’imposta Transizione 5.0 per l’anno 2025.
Non possiamo dimenticare che, in un analogo incontro dello scorso novembre, il Governo si era limitato a confermare le proprie decisioni e a fare una serie di promesse – poi non mantenute. Mentre le associazioni d’impresa e quelle di categoria non avevano avuto né la forza né il coraggio di assumere una posizione più decisa.
A questo punto, l’unica speranza appare legata al fatto che il Decreto attuativo del nuovo iperammortamento 2026-2028 (che per Legge avrebbe dovuto essere varato entro il 30 aprile) abbia effetti retroattivi, ammettendo così le aziende attualmente “esodate”
Ma le aziende possono ancora fidarsi delle promesse?
Leggi il testo integrale del DECRETO-LEGGE 27 marzo 2026, n. 38
ATTENZIONE: Il Decreto di cui si parla in questo articolo è stato corretto dal Governo, leggi l’articolo
