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    Iperammortamento nella depurazione? Non sempre!

    By Massimiliano Cassinelli03/05/2026Updated:03/05/20264 Mins Read
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    Le nuove norme europee impongono nuovi vincoli anche per la depurazione delle acque industriali. Come adeguarsi sfruttando le agevolazioni?

    Gli impianti di depurazione industriale potranno accedere al nuovo iperammortamento 2026? La risposta è positiva, ma con alcuni aspetti da considerare con molta attenzione. Possono infatti godere del nuovo incentivo solo le soluzioni dotate di una serie di caratteristiche, prima tra tutte il possesso di un sistema “intelligente”, oltre all’ormai immancabile interconnessione, ovvero il collegamento in rete e la possibilità di dialogare con le piattaforme di gestione e telecontrollo.

    In particolare non bisogna dimentica il contenuti della Circolare 23 maggio 2018, n. 177355, che fornisce chiarimenti sui requisiti obbligatori dell’interconnessione e dell’integrazione automatizzata, e sull’applicazione del beneficio a tipologie di beni strumentali materiali non specificati nelle circolari precedenti. Questo documento contiene un’indicazione importante sulla classificazione degli impianti di trattamento per la depurazione preliminare allo scarico delle acque reflue.

    Nella circolare, il Ministero fa infatti esplicito riferimento agli “impianti di trattamento delle acque reflue, impiegati, ad esempio, nell’industria tessile, all’interno dei quali vengono convogliate le acque (reflue) industriali provenienti dai bagni di prodotti chimici utilizzati nei cicli di tintura e trattamento del materiale”.

    Viene infatti precisato che “tali beni possono essere ammessi al beneficio dell’iper ammortamento in quanto riconducibili tra i beni del secondo gruppo – “Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità” – alla voce n. 9 “filtri e sistemi di trattamento e recupero di acqua, aria, olio, sostanze chimiche, polveri con sistemi di segnalazione dell’efficienza filtrante e della presenza di anomalie o sostanze aliene al processo o pericolose, integrate con il sistema di fabbrica e in grado di avvisare gli operatori e/o di fermare le attività di macchine e impianti”.

    Si ricorda, inoltre, che come già chiarito in una delle FAQ pubblicate il 12 luglio 2017, ai fini della riconducibilità nella citata voce del secondo gruppo dell’allegato A, è sufficiente che tali impianti rispettino solamente una tra le due funzioni di trattamento e recupero delle sostanze filtrate.

    E se utilizzassimo l’ozono?

    In questo scenario è interessante valutare l’impiego dell’ozono, ovvero di molecole composte da 3 atomi di ossigeno (O₃) . Si tratta infatti di un agente ossidante ad elevatissimo potenziale redox, ampiamente utilizzato nei processi di depurazione delle acque reflue civili e industriali per la sua capacità di ossidare, disinfettare e trasformare composti organici e inorganici difficilmente trattabili con i processi convenzionali. Una volta prodotto in sito, generalmente tramite scarica elettrica a corona a partire da ossigeno o aria arricchita, l’ozono viene dosato nel refluo in forma disciolta, garantendo un contatto diretto ed efficace con gli inquinanti presenti.

    L’azione dell’ozono nella depurazione avviene attraverso due meccanismi principali: ossidazione diretta e ossidazione indiretta. Nel primo caso, la molecola di O₃ reagisce direttamente con specifiche classi di contaminanti, in particolare composti insaturi, aromatici, coloranti, fenoli, tensioattivi e solfuri, determinando la rottura dei legami molecolari e la loro trasformazione in sostanze più semplici. Nel secondo caso, ancora più rilevante, l’ozono si decompone in acqua generando radicali ossidrilici (•OH), specie estremamente reattive e non selettive, capaci di attaccare quasi ogni tipo di composto organico, inclusi microinquinanti persistenti, residui farmaceutici e sostanze refrattarie ai trattamenti biologici.

    Dal punto di vista della disinfezione, l’ozono agisce in modo molto rapido, distruggendo la membrana cellulare di batteri, virus e altri microrganismi patogeni mediante un processo di ossidazione immediata. A differenza del cloro, l’ozono non richiede tempi di diffusione all’interno della cellula e non genera sottoprodotti organo-clorurati; al termine delle reazioni si riconverte spontaneamente in ossigeno molecolare, senza lasciare residui chimici nell’acqua trattata.

    Questi temi verranno approfonditi nel corso del webinar gratuito “2027: la nuova era della depurazione”, in calendario martedì 12 maggio alle 14.30.

    Programma del webinar

    Introduzione

    Come cambia la depurazione e quali aiuti dall’iperammortamento della nuova Transizione 5.0

    Massimiliano Cassinelli – direttore scientifico di BitMAT

     

    Gestione delle acque di scarico: quadro normativo, obblighi e soluzioni operative

    Claudia Gaschi, direttore commerciale Greenext e Business Owner Waste per TeamSystem 

     

    Le nuove sfide per chi reimmette le acque depurate nel Lago di Como

    Fausto Lombardo, responsabile Ufficio Fognatura e Impianti Trattamento Acque per Lario Reti Holding

     

    TS Waste 360: rifiuti e reflui sotto controllo

    Simone Pigini, Enterprise Presales Specialist per Team System

     

    Ozono nei quaternari – caso studio Microinquinanti Zurigo

    Lorenzo Gomarasca, Product Manager Ozono per Xylem Water Solution

     

    Q&A

    Gli spettatori possono anticipare i propri quesiti all’indirizzo: redazione@bitmat.it o inviare le domande in diretta nel corso del webinar.

     

    La partecipazione al webinar 2027: la nuova era della depurazione è gratuita, previa registrazione a questo link

     

     

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    Massimiliano Cassinelli

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