Filtrano le prime indiscrezioni sul nuovo Piano: stabilizzazione per 3 anni e credito al 20% per i software. Ma, torna la perizia giurata…

Industria 4.0, Impresa 4.0, Transizione 4.0, iperammortamento, credito d’imposta, 250%, 270%, 40%, indicazioni in fattura… Tra Leggi, circolari, annunci e indiscrezioni, il vecchio “Piano Calenda” diventa ogni mese più complesso.

Anche quest’anno, come accade del 2017, alla nostra redazione arrivano così richieste di chiarimenti da parte di aziende che, dovendo affrontare (o avendo affrontato) importanti investimenti, faticano a comprendere se e come accedere ai benefici fiscali. Una situazione dovuta al fatto che le agevolazioni cambiano ogni anno a fronte di Finanziarie (ovvero la conferma ufficiale del rinnovo) firmate solo negli ultimi giorni di dicembre, seguite da circolari e FAQ pubblicate con cadenze imprevedibili.

A fine settembre, nel corso dell’Assemblea pubblica di Confindustria, il ministro Patuanelli aveva promesso il rinnovo delle agevolazioni, parlando di “stabilizzazione pluriennale” “potenziamento di misure che consideriamo strategiche, a partire dagli incentivi 4.0”. A questa promossa sono poi seguiti altri cenni, più o meno velati, ma nessun atto formale. Le aziende rimangono così nell’incertezza, poiché è difficile sapere come orientare scelte che, a fronte della crisi mondiale, possono diventare determinanti per il futuro di un’impresa.

Le prime indiscrezioni

Anche se non esistono documenti pubblici relativi a quanto si stia realmente decidendo all’interno del Mise, i funzionari del Ministero dello Sviluppo Economico sono al lavoro su una nuova bozza del Piano (anche se non è ben chiaro perché debba esse modificato ogni anno).

Questo documento, oltre che nelle stanze del Mise, viene parzialmente condiviso con alcune associazioni di categoria e con alcuni lobbysti. Trapelano così una serie di indiscrezioni che, in quanto tali, non possono essere considerate un dato sicuro, ma rappresentano un utile elemento di valutazione.

La prima conferma, peraltro quasi scontata, riguarda la reale stabilizzazione (promessa da Patuanelli) che dovrebbe prevedere un piano di durata triennale, consentendo così agli imprenditori di ponderare adeguatamente le proprie scelte ed i propri investimenti.

Novità in arrivo anche per quanto riguarda la percentuale dell’investimento in macchine o impianti sulla quale ottenere il credito d’imposta. Sembra infatti che il valore del 40% verrà mantenuto per investimenti sino a 4 milioni di euro (attualmente il limite è pari a 2,5 milioni), per poi scendere al 20% sino a 10 milioni e al 10% sino a 20 milioni. Si tratta di un’apertura interessante, poiché darebbe un maggiore vantaggio alle medie imprese, ma anche le grandi avrebbero un positivo riscontro dei propri investimenti. Il tutto senza dimenticare che il vantaggio fiscale si applica, comunque, alle sole aziende sane, ovvero quelle che, usando un termine fiscale, hanno “capienza”, ovvero pagano le tasse.

Se l’agevolazione per macchine e impianti sembra destinata a rimanere sostanzialmente immutata per la maggior parte delle aziende, interessanti novità arrivano invece per i software. La percentuale dell’investimento da portare in credito d’imposta dovrebbe infatti salire al 20%, contro l’attuale 15%. A questo si aggiunge anche l’ipotesi di allargare l’accesso ad alcune tipologie di prodotti attualmente in inseriti nell’allegato B, il cui contenuto potrebbe così essere integrato.

E la burocrazia?

Novità in vista anche per gli aspetti burocratici necessari per l’accesso ai vantaggi fiscali. Benché non appaiano in discussione i requisiti tecnici approvati sino al momento attuale (ma sono in arrivo alcuni ulteriori chiarimenti), potrebbe ritornare l’obbligo della perizia giurata per investimenti superiori ad un certo importo. Un obbligo che quest’anno era stato sostituito dalla “perizia semplice” per investimenti superiori a 300mila euro.

Potrebbe invece scendere a soli tre anni l’arco temporale a disposizione per recuperare il credito d’imposta. Questo significa, in pratica, che a fronte di un investimento di 100mila euro, per 3 anni un’azienda potrebbe recuperare 13.333 euro, mentre attualmente recupera 8mila euro all’anno per 5 anni.

Una simile opportunità consentirebbe di avere maggiore liquidità.

Non dobbiamo però dimenticare che stiamo ragionando su indiscrezioni e, quindi, ogni previsione potrebbe essere modificata durante il dibattito parlamentare. Per quanto riguarda gli investimenti sinora effettuati, invece, è opportuno ribadire il suggerimento di rivolgersi sempre a professionisti del settore, per prevenire possibili errori, che potrebbero portare anche alla perdita dei benefici fiscali.