Il 1° rapporto Prometeia svela che le tecnologie digitali nel sistema manufatturiero hanno creato 39mila nuovi addetti e un valore aggiunto di 4,3 miliardi
A pochi giorni dalla presentazione del rapporto Agi – Censis dal titolo “Uomini, robot e tasse – innovazione e impronta sociale”, nell’acceso dibattito su quanti siano i posti di lavoro cancellati dalle tecnologie digitali, si inserisce anche “Il 1° rapporto sull’impatto delle tecnologie digitali nel sistema manifatturiero italiano”, sviluppato da Fondazione Nord Est e Prometeia. Uno studio che ha preso in considerazione oltre 700 aziende del tessuto imprenditoriale italiano. Un’attività che si è posta l’obiettivo di stimare l’impatto della diffusione delle tecnologie del digital manufacturing sui settori del Made in Italy in termini di valore della produzione e occupazione. Tale stima è stata calcolata a partire da un confronto fra le performance registrate nel triennio 2012-2014 dalle imprese che hanno dichiarato di aver investito in 3D e robotica e quelle dell’universo delle aziende attive in Italia nei comparti considerati. Il risultato, come si legge nel documento di sintesi, è una “crescita del valore della produzione addizionale generabile a fronte di un upgrade tecnologico quantificabile, coeteris paribus, in 8,6 miliardi di euro su base annua (26 miliardi nell’arco di un triennio) che sommandosi al 2.8% di crescita prevista media annua nel triennio 2015-2017 per questi settori (stime Prometeia maggio 2015) porterebbe il giro d’affari del comparto ad aumentare del 4.3%”.
Industry 4.0 crea posti di lavoro Se l’incremento di fatturato potrebbe riguardare solo l’imprenditore, è invece interessante valutare l’impatto sui posti di lavoro. Al contrario, come si legge nel documento stesso, “la crescita addizionale stimata, oltre a generare positive ricadute sull’attività produttiva dell’indotto, ha effetti espansivi anche sull’occupazione con incrementi aggiuntivi stimabili attorno alle 39 mila unità su base annua”.
“L’analisi mette inoltre in luce come le imprese che operano sulla frontiera tecnologica si caratterizzino per una capacità di generare valore aggiunto superiore di oltre 3 punti percentuali alla media del comparto di appartenenza. Si stima che un upgrade tecnologico attraverso l’utilizzo estensivo di 3D e robotica potrebbe generare un valore aggiunto addizionale pari a 4,3 miliardi di euro su base annua. Un rafforzamento della dotazione tecnologica consentirebbe, pertanto, anche a un tessuto manufatturiero del Made in Italy di creare maggior valore e generare maggiori risorse a sostegno degli investimenti e della competitività”.