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    Il Governo non riconosce i Crediti e le associazioni tacciono

    By Massimiliano Cassinelli25/05/2026Updated:25/05/20263 Mins Read
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    Parte dei crediti Transizione 5.0 non vengono riconosciuti alle aziende che hanno investito in innovazione ed energie rinnovabili. Nel silenzio delle associazioni categoria…

    Lo scorso 28 febbraio, al temine di un panorama normativo che ha visto per 10 modifiche in 18 mesi, aziende e consulenti hanno presentato le certificazioni exPost a conclusione dei progetti di innovazione denominati Transizione 5.0. Un’agevolazione fiscale che, per molte aziende e consulenti, si è dimostrata un’autentica trappola. I continui cambiamenti, culminati con l’improvviso spostamento (effettuato nottetempo) di oltre metà delle risorse stanziate, poi parzialmente ricomparse, è infatti solo l’episodio più eclatante. Il progetto, concepito in modo pasticciato e gestito senza nessun rispetto per le aziende che hanno investito e per i professionisti che hanno dedicato risorse e competenze, è ancora avvolto da incertezze. Prova ne sono le continue modifiche ed i ritardi accumulati (oltre alle promesse non mantenute), che stanno mettendo in crisi le aziende, oltre a creare rivendicazioni ed amarezze.

    Quando finirà?

    La vicenda sembrava aver visto la propria fine lo scorso 3 aprile, quando il decreto chiamato a smentire radicalmente un analogo documento firmato dallo stesso ministro il 27 marzo (ovvero una settimana prima) riconosceva l’89,77% del credito spettante alle aziende che avevano visto riconosciuta l’innovazione ed il risparmio energetico del proprio progetto.

    In realtà, leggendo attentamente il Decreto Legge, si scopre che i crediti spettanti per Legge venivano riconosciuti solo sui beni strumentali e non sugli impianti di autoproduzione dell’energia e nemmeno sui costi delle certificazioni tecniche e contabili, del resto particolarmente gravose a causa della complessità delle comunicazioni imposte.

    Proprio in riferimento a questi costi, si legge nell’ultimo decreto, i Crediti d’Imposta vengono inoltre riconosciuti “in proporzione alle spese sostenute per gli investimenti in impianti finalizzati all’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, comprese le spese per i sistemi di accumulo dell’energia prodotta”… “e alle spese sostenute per le certificazioni relative alla documentazione contabile e per quelle necessarie alla dimostrazione della riduzione dei consumi energetici e della conformita’ al principio DNSH”.

    Tempi incerti, senza rimostranze

    Per tali costi, però, il documento non definisce né i tempi di erogazione dei crediti maturati e nemmeno le percentuali spettandosi, limitandosi a confermare che “Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy provvede all’erogazione dei contributi, sulla base delle informazioni fornite dal GSE in relazione alle spese sostenute, secondo le modalità individuate con proprio decreto”.  E proprio tale decreto, a quasi un mese dal precedente e a quasi due mesi dalla presentazione di tutte le richieste, non è mai stato emesso. E, del resto, appare impossibile ipotizzare che i funzionari incaricati non abbiamo ancore concluso i conteggi delle domande presentate attraverso la piattaforma informatica del GSE…

    Cosa è successo? Quando verranno riconosciuti i crediti per i quali aziende e professionisti hanno concesso fiducia allo Stato italiano? Difficile rispondere.

    Ma quello che più stupisce è il silenzio delle associazioni imprenditoriali di categoria e degli ordini professionali. Nessuno di loro, infatti, ha ancora avuto il coraggio di alzare la voce a fronte di ritardi che creano significativi problemi economici ad aziende e professionisti…

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    Massimiliano Cassinelli

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