Ancora delusioni per le aziende che, nell’ambito del Piano Nazionale Transizione 5.0, hanno investito in progetti di generazione energetica da fonti rinnovabili. Nel corso del webinar di aggiornamento sull’attuazione dell’iperammortamento 2026 (detto anche Nuova Transizione 5.0), Marco Calabrò – Capo del Dipartimento per le politiche per le imprese del MIMIT – ha spiegato come, per le FER ed i costi di certificazione sostenuti nel 2025, si punta a riconoscere il 100% del credito spettante in tre anni. Nella realtà, però, deve essere emesso uno specifico decreto attuativo. Un documento i cui contenuti dovranno essere verificati con la Commissione europea e, per tale ragione, si potrà sperare di ricevere i crediti spettanti solo dopo la fine dell’estate.
Pessime notizie anche per quanto riguarda i nuovi impianti fotovoltaici. Oltre alle regole restrittive già in vigore con la precedente Transizione 5.0, sono ammessi i soli moduli b o c, che inoltre devono essere prodotti in EU. Gli impianti per lo stoccaggio, infine, devono essere a servizio dei nuovi impianti fotovoltaici.
Delusione anche per le imprese agricole. Lo stesso Calabrò ha ricordato che sono escluse dall’iperammortamento, così come sono escluse le aziende che operano in regime forfettario o hanno perdite. Per questa ragione è stata prevista un’agevolazione specifica, che prevede un Credito d’Imposta al 40%, ma la cui attuazione spetta ad un decreto che dovrà essere emesso dal ministero delle Politiche Agricole. Da ricordare, comunque, che per tale misura sono stati stanziati solo 2 milioni di euro.
GSE: modalità semplificate, ma piattaforma non completata
Passando all’iperammortamento (o Nuovo Piano Transizione 5.0), Daniele Valenzano, responsabile Affari Regolatori del GSE, ha descritto l’impegno del GSE per la realizzazione di una piattaforma decisamente più snella e senza la necessità di scaricare e firmare documenti. Si è puntato a rendere le comunicazioni semi-automatiche. Sia in fase di sottoscrizione delle comunicazioni che di delega, il processo è interamente digitalizzato attraverso l’impiego dello SPID.
Dopo le problematiche create dalla vecchia piattaforma, è prevista una maggiore flessibilità operativa. In particolare, a fronte di un unico progetto con più beni, sarà assegnato un codice univoco ad ogni singolo bene, consentendo alle aziende di inviare una comunicazione consuntiva al completamento ogni singolo investimento.
GSE e Mimit non hanno però saputo spiegare come dovranno essere effettuate le successive comunicazioni fiscali, rinviando il tutto ad una nuova circolare esplicativa, i cui tempi di pubblicazione non sono certi. Allo stesso modo, i funzionati del GSE non hanno comunicato ufficialmente quando verranno attivate le modalità per la conferma del pagamento dell’anticipo e per la comunicazione di completamento dell’investimento.
Rispondendo alle numerose domande, Calabrò ha spiegato che la misura non ha un bacino di risorse certo e definito. Quindi non esiste una reale spesa per lo Stato, ma le le prenotazioni servono per garantire al MEF il monitoraggio delle spese: non si va in sottrazione, ma le cifre presenti sui decreti sono una stima di previsione delle spese. Secondo quanto spiegato, quindi, tutte le domande tecnicamente ammissibili dovrebbero essere soddisfatte, ma le vicende (non concluse) di Transizione 5.0 suggeriscono la massima prudenza alle aziende italiane…
