Industria 4.0, questa ancora sconosciuta?

Sembrerebbe di sì leggendo l’indagine BCG e Ipsos, secondo cui, in Italia, in pochi sono partiti e le competenze restano un problema

Le aziende italiane percepiscono le tecnologie per Industria 4.0 sia come un driver di competitività nei confronti dei concorrenti esterni, sia come leva per il miglioramento interno, soprattutto in termini di aggiornamento tecnologico.

Tuttavia, stando ai risultati di un’indagine condotta in Italia da Boston Consulting Group e Ipsos, ben il 22% delle 170 aziende appartenenti a oltre 20 diversi settori industriali interpellate ha risposto di non aver pianificato a breve alcuna implementazione di Industria 4.0, contro il 78% che ha progetti in corso o in programmazione.

Nello specifico, stando a quanto emerso dallo studio intitolato: “Il futuro della produttività. Diffusione e impatto di Industria 4.0”, la messa in campo di progetti legati a I4.0 riguarderebbe solo attività a bassa complessità. Solo il 24% delle aziende, infatti, promuoverebbe progetti ad alta maturità che vanno a toccare ogni punto della catena del valore coinvolgendo anche fornitori o clienti.

Inoltre, il miglioramento delle competenze è sentito da ben il 98% degli intervistati, con i livelli manageriali più sollecitati ad adeguare le proprie skill alle nuove necessità.

Per Jacopo Brunelli, Partner e Managing Director di BCG e Responsabile Operations per Italia, Grecia, Turchia e Israele: «Nella fabbrica intelligente saranno più fluide le competenze ricercate e verrà richiesta la capacità di andare oltre le tradizionali abilità tecniche del proprio ruolo. Inoltre, se lo scenario di una sostituzione completa della forza lavoro da parte dei robot sembra scongiurato perché gli automi saranno impiegati sempre più spesso per interagire con gli umani, prevediamo la ricerca di nuove figure professionali con specifiche competenze che coprano aree differenti».

Dal canto suo, per Andrea Alemanno, Senior Client Officer di Ipsos: «Industria 4.0 è una ‘rivoluzione copernicana’ che va ben oltre l’ottimizzazione dell’attuale, e consente di affrontare nuove sfide, e di guardare alla supply chain, alla gestione dei clienti e della produzione in modo diverso e costantemente evolutivo».

D’altra parte, non sono in pochi a pensare che l’uso combinato della digitalizzazione e delle nuove tecnologie rappresentano l’unica possibilità per le imprese italiane di mantenere competitività a costi e cuneo fiscale attuali, puntando sulle opportunità messe a disposizione dall’implementazione della robotica e dall’analisi dei big data.

In questo contesto, la vera sfida imprescindibile adesso è quella di una adeguata formazione delle risorse umane già impiegate e soprattutto della creazione di nuovi profili che siano in grado di dispiegare al meglio le potenzialità di Industria 4.0.