Poche le novità per i software (ovvero i Beni immateriali), ma la stabilizzazione per il possimo biennio aiuta ad affrontare gli investimenti

La Finanziaria 2021, approvata dal Senato nel corso della seduta del 30 dicembre, contiene importanti novità anche per le agevolazioni legate ai software 4.0, ovvero i “Beni immateriali” definiti nell’allegato B del precedente Piano Industria 4.0.

Il comma 1058 specifica infatti che “Alle imprese che effettuano investimenti aventi ad oggetto beni compresi nell’allegato B annesso alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 20 per cento del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro. Si considerano agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all’utilizzo dei beni di cui al predetto allegato B mediante soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza”.

 

L’agevolazione rimane stabile

Contrariamente alle agevolazioni per i beni materiali, quindi, il Credito d’Imposta per i software non gode di ulteriori vantaggi rispetto a quanto stabilito nella Finanziaria 2020. Di contro la misura è stata stabilizzata per il prossimo biennio e, quindi, permette agli imprenditori di operare con un’adeguata ponderazione i propri investimenti.

È inoltre opportuno ricordare che, contrariamente a quanto avveniva sino al 2019, Il Decreto attuativo relativo al Piano Transizione 4.0 del 2020 contiene un importante chiarimento fiscali relativo al legame tra l’hardware e il software. Ovvero i beni che nel Piano Industria 4.0 erano classificati nell’allegato B e nell’allegato A. In precedenza, infatti, era possibile ottenere il super ammortamento (relativo ai software) solo dopo aver conseguito l’iperammortamento (ovvero aver investito nei beni dell’allegato A – macchine o linee). Il Decreto Attuativo, invece, chiarisce che l’accesso al beneficio fiscale dei beni compresi nell’allegato B è svincolato dall’acquisto (oltre all’interconnessione e all’integrazione) dei beni compresi nell’allegato A.

Sanzioni 2019

Una simile precisazione è particolarmente importante, perché in precedenza il superammortamento (concesso per i software dell’allegato B) poteva essere sfruttato solo da quanti avessero ottenuto anche l’agevolazione dell’iperammortamento per i componenti hardware. Un adempimento non rispettato da molte aziende. Lo scorso febbraio è infatti emerso che nel 2017 sono stati 8.300 i soggetti che hanno fruito dell’incentivo sull’hardware e ben 18.700 quelli che hanno utilizzato il codice relativo all’incentivo per il software. Sarebbero quindi almeno 10.400 le aziende che hanno fruito del superammortamento senza averne titolo e che, quindi, rischiano ora di incorrere in sanzioni.

Anche il Ministero dello Sviluppo Economico, stando a quanto trapelato, avrebbe anticipato i dati delle proprie analisi, secondo cui le aziende fruitrici degli incentivi 4.0 (iperammortamento + incentivo sul software) sono 56.302 così composte: 13.843 soggetti hanno fruito solo dell’iperammortamento sull’hardware, 1.448 imprese hanno invece fruito (legittimamente) sia dell’incentivo sui beni materiali sia di quello sui beni immateriali, 41.011 aziende infine solo dell’incentivo al 140% sul software.

Clicca per scaricare il testo integrale della Legge di Bilancio 2021.

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