Con quasi sei mesi di ritardo rispetto alla scadenza del 30 gennaio 2026, è finalmente stato pubblicato il decreto attuativo che regolamenta l’iperammortamento 2026, che sostituisce (dal punto di vista fiscale) i precedenti Piani Industria 4.0, Transizione 4.0 e Transizione 5.0, ormai non più operativi.
Rispetto a quanto previsto dalla Legge Finanziaria 2026, il decreto attuativo conferma, con l’eccezione dei moduli fotovoltaici, la soppressione della clausola made in Europe. Così come sono confermati i limiti per l’individuazione degli scaglioni annui di investimento: iperammortamento dell’180% per la quota fino a 2,5 milioni, 100% oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni, e 50% oltre 10 e fino a 20 milioni.
Ma non mancano le sorprese, prima tra tutte l’esclusione dei software in Cloud, poiché tipicamente non soggetti al comune ammortamento. Una novità importante, che è chiaramente in controtendenza rispetto ai trend di mercato e che esclude la possibilità di portare in iperammortamento i costi sostenuti a titolo di canone di accesso del singolo periodo d’imposta.
Scatta inoltre una complicazione degli oneri burocratici, con l’obbligo di ben cinque comunicazioni. Oltre alla comunicazione preventiva, le imprese dovranno trasmettere: entro il 20 gennaio di ciascun anno, una comunicazione periodica con le informazioni relative agli investimenti effettuati, al costo sostenuto e alla previsione di utilizzo del beneficio. Poi, entro il successivo 30 giugno, una comunicazione integrativa della precedente in cui viene definito il piano di ammortamento, con indicazione delle quote relative all’incentivo imputate in ciascun esercizio. Rimane inoltre l’obbligo di pagare almeno il 20% della cifra richiesta entro 60 giorni dall’approvazione del progetto da parte del GSE.
Le comunicazioni dovranno essere trasmesse accedendo con Spid o carta d’identità elettronica nella sezione Area Clienti della piattaforma Gse. Restano inoltre gli obblighi relativi alla perizia tecnica asseverata sui beni acquistati e interconnessi e alla certificazione contabile sull’effettivo sostenimento delle spese ammissibili.
Addio al made in Europe
La versione finale del decreto attuativo conferma poi, con l’eccezione dei moduli fotovoltaici, la soppressione della clausola made in Europe e che i limiti per l’individuazione degli scaglioni di investimento (iperammortamento dell’180% per la quota fino a 2,5 milioni, 100% oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni, e 50% oltre 10 e fino a 20 milioni) si calcolano annualmente.
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