“La legge di bilancio 2026 ha introdotto un credito d’imposta al 40% per le aziende agricole che investono in digitalizzazione e macchinari intelligenti. Nonostante la misura sconti una dotazione finanziaria molto contenuta (circa 1,4-2,1 milioni di euro annui), che potrebbe limitare l’accesso ai fondi rispetto alle reali esigenze del comparto, a cinque mesi dall’approvazione della stessa il decreto attuativo sul credito d’imposta 4.0 dedicato al settore agricolo non è stato ancora emanato; il ritardo sta producendo effetti sempre più pesanti sull’intera filiera agro-meccanica: gli investimenti risultano bloccati, gli agricoltori rinviano gli acquisti in attesa di regole certe e nei piazzali dei concessionari si accumulano mezzi invenduti”.
Nadia Romeo, deputata del Partito Democratico, spiega così l’Ordine del Giorno approvato il 20 maggio insieme ai colleghi Antonella Forattini, Andrea Rossi, Maria Stefania Marino, Stefano Vaccari e Debora Serracchiani.
Il decreto attuativo che, secondo la Legge Finanziaria voluta dalla Maggioranza, avrebbe dovuto essere approvato entro il 30 gennaio tarda ancora ad essere emanato. Ed anche il Decreto Legge firmato dal ministro Urso (ma non dal ministro Giorgetti) lo scorso 4 maggio ha trascurato dimenticato completamente le aziende agricole, che non potranno accedere ai benefici dell’iperammortamento.
Perché le aziende agricole chiedono il credito d’imposta?
La nuova Transizione 5.0 relativa al 2026 sembrerebbe escludere le aziende agricole. Quest’ultime, infatti, non possono godere dei benefici dell’iperammortamento, previsto per le altre tipologie di aziende. A questo apparente diversità di trattamento pongono rimedio i commi 454-459 della Legge 199/2025 (Finanziaria 2026). Per le aziende del settore agricolo e della pesca, infatti, viene garantito il Credito d’imposta, con modalità del tutto simili a quelle in vigore lo scorso anno.
Il comma 454 specifica infatti che “Alle imprese attive nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore della pesca e dell’acquacoltura che effettuano investimenti in beni materiali e immateriali strumentali nuovi compresi, rispettivamente, negli elenchi di cui agli allegati IV e V annessi alla presente legge, a decorrere dal 1° gennaio 2026 e fino al 28 settembre 2028 e’ concesso un contributo, sotto forma di credito d’imposta, nella misura del 40 per cento per gli investimenti fino a 1 milione di euro”.
Si tratta si un chiarimento importante, poiché pone sullo stesso piano tutte le aziende, senza penalizzare settori importanti come l’agricoltura e la pesca.
Proseguendo nell’analisi della Legge, inoltre, emergono novità importanti, prima tra tutte la possibilità di accedere al credito d’imposta anche a seguito dell’acquisto di macchine azionate da motori endotermici e senza la necessità di dimostrare un effettivo risparmio energetico, in quanto tali requisiti non sono più richiesti dalla nuova normativa in vigore. Viene invece mantenuto il vincolo che impone di non dismettere i beni per cinque anni, ma in questo caso si avrebbe la sola decurtazione del credito non ancora fruito.
